I nuovi MTCH3380P e MTCH3240P di Microchip trasformano una semplice superficie di vetro o plastica in un pannello di comando con pulsanti, slider e ruote capacitive senza richiedere un display. Oltre a eliminare molti componenti meccanici, aggiungono acquisizione parallela, diagnostica del pannello, supporto IEC/UL 60730 Class B, comunicazioni cifrabili e autenticazione del firmware, aprendo possibilità di regolazione e controllo impossibili con potenziometri e selettori tradizionali.
Analisi tecnica, esperienza d'uso, sicurezza, costi e qualche esempio C++ | 24 ottobre 2026
Il punto interessante dei nuovi MTCH3380P e MTCH3240P presentati da Microchip l'8 ottobre 2026 non è semplicemente avere inventato un altro pulsante capacitivo, perché i pulsanti capacitivi esistono da anni e chiunque abbia utilizzato un piano a induzione oppure un elettrodomestico moderno li conosce già, ma avere costruito un controller dedicato che può gestirne molti contemporaneamente senza caricare il microcontrollore principale con tutto il lavoro analogico di acquisizione, filtraggio, compensazione e riconoscimento del tocco. Il MTCH3380P arriva fino a 64 tasti in mutual capacitance oppure 38 in self capacitance, il fratello minore MTCH3240P arriva rispettivamente a 32 e 24, entrambi utilizzano 12 convertitori analogico-digitali che lavorano in parallelo ed il risultato è che diventa realistico costruire un frontale con parecchi comandi, slider e ruote che continua a rispondere velocemente anche quando cresce il numero dei sensori.
Questo cambia parecchio il modo di pensare una interfaccia di regolazione perché al posto di una manopola infilata attraverso un foro del pannello, di un potenziometro con il proprio albero meccanico, di una fila di interruttori e di tutte le guarnizioni che servono a separare questi elementi dall'ambiente esterno possiamo avere una superficie continua di vetro o plastica dietro la quale sono disegnati gli elettrodi sul circuito stampato. L'utente appoggia un dito sopra un simbolo, lo trascina lungo una barra oppure lo fa scorrere attorno ad una corona e la superficie apparentemente inerte diventa un comando, ma soprattutto diventa un comando che non è più vincolato alla meccanica dell'oggetto perché la sua funzione, la sua sensibilità e il modo in cui reagisce possono essere definiti dal software.
Come funzionano davvero
Sotto il frontale non c'è un piccolo touchscreen nascosto e non esiste una matrice di pixel. Ci sono elettrodi conduttivi, normalmente realizzati in rame sul PCB, e il controller misura variazioni piccolissime della capacità elettrica prodotte dalla presenza del dito. Nella modalità self capacitance ogni elettrodo viene osservato rispetto al proprio riferimento elettrico e questa soluzione è intuitiva quando vogliamo realizzare pulsanti singoli, nella modalità mutual capacitance si misura invece l'accoppiamento fra elettrodi trasmittenti e riceventi e questo permette di ottenere un numero maggiore di punti sensibili attraverso una matrice.
I 12 ADC interni sono importanti proprio qui perché il controller non deve necessariamente interrogare ogni sensore uno dopo l'altro aspettando che l'intera scansione finisca, ma può acquisire più segnali in parallelo mantenendo una buona velocità di risposta ed un rapporto segnale rumore elevato anche quando il pannello diventa complesso. Microchip dichiara inoltre diverse modalità di misura self e mutual, tecniche di soppressione del rumore ambientale e della rete elettrica, compensazioni dedicate e la tecnologia Adjacent Key Suppression, AKS, che serve ad evitare che un dito appoggiato fra due aree venga interpretato come la pressione contemporanea di due comandi quando la configurazione richiede che ne prevalga uno.
Il risultato per chi usa il dispositivo è molto meno astratto di quanto sembri. Se davanti ad un forno abbiamo una ruota capacitiva per impostare la temperatura, il dito può scorrere direttamente da 150 a 220 gradi senza dover compiere sette o otto scatti di una manopola, oppure il software può decidere di simulare degli scatti virtuali da cinque gradi, accendere progressivamente una corona di LED e produrre un breve suono ad ogni passaggio. Lo stesso sensore può quindi comportarsi come un potenziometro continuo, come un selettore a posizioni oppure come un comando accelerato nel quale uno spostamento lento produce regolazioni fini ed uno spostamento rapido copre grandi intervalli.
È proprio questa la differenza fondamentale rispetto all'elettromeccanica: il vecchio comando possiede una funzione determinata dalla propria costruzione fisica, il nuovo comando possiede una geometria fisica ma la sua logica è programmabile.
Una manopola che non è più necessariamente una manopola
Immaginiamo un termostato tradizionale. Abbiamo un potenziometro oppure un encoder rotativo, una manopola che sporge, un foro nel frontale ed una relazione abbastanza stabile fra rotazione e valore regolato. Funziona benissimo e in molti casi continuerà ad essere la soluzione migliore, ma il comportamento dell'interfaccia è quasi interamente deciso dall'hardware.
Con una ruota capacitiva possiamo invece decidere che nei primi due secondi dopo l'accensione regoli la temperatura, che durante la programmazione controlli il timer e che, premendo prima un altro tasto, diventi il selettore dei programmi. Possiamo farla illuminare soltanto quando la funzione è disponibile, bloccarla quando il dispositivo entra in una modalità particolare, applicare curve di regolazione non lineari oppure modificare la risoluzione in funzione del contesto senza cambiare un solo componente meccanico.
Lo stesso vale per uno slider. Un comando fisico lineare può diventare la regolazione della velocità di una ventola, della luminosità, della potenza di una piastra oppure del volume e può offrire una posizione assoluta, cioè l'utente tocca direttamente il 70% della barra ed il sistema passa al 70%, qualcosa che una manopola incrementale tradizionale non permette senza una ulteriore logica di posizione. Possiamo anche trasformarlo in un controllo relativo, aggiungere zone morte, limiti dinamici e accelerazioni oppure impedire all'utente di oltrepassare una soglia finché una determinata condizione di sicurezza non è soddisfatta.
Questo non significa che il controller MTCH faccia autonomamente tutte queste cose. Il suo lavoro è rilevare con affidabilità il tocco e comunicarlo all'host, mentre ESP32, STM32, PIC, MPU Linux oppure qualunque altro sistema collegato decide il significato applicativo dell'evento. Ma è proprio questa separazione a rendere il sistema interessante, perché il frontale non deve più incorporare una diversa meccanica per ogni diversa funzione.
Senza display non significa senza feedback
Una superficie piatta ha però un difetto evidente: quando premiamo un vecchio pulsante sentiamo lo scatto e quando ruotiamo una manopola con detent percepiamo fisicamente ogni posizione, mentre toccando una lastra di vetro non succede nulla che la nostra mano possa riconoscere da sola. Se il progettista si limita a sostituire un pulsante meccanico con un'area touch senza aggiungere feedback, l'interfaccia può perfino risultare peggiore.
La soluzione è progettare contemporaneamente il comando e la risposta. Una serigrafia sul retro del vetro indica la funzione, un LED conferma l'attivazione, un buzzer produce un tono breve e, dove serve, un attuatore aptico restituisce una vibrazione. Il MTCH3380P possiede anche una uscita PWM su GPIO0 utilizzabile per pilotare dispositivi di retroilluminazione, un buzzer oppure attuatori aptici semplici a tono costante, anche se il datasheet precisa che non è pensata per generare forme d'onda aptiche sofisticate. Il MTCH3240P non riporta invece questa funzione PWM nel proprio datasheet, quindi non tratterei i due modelli come identici anche da questo punto di vista.
Una interfaccia ben progettata può quindi restituire una sensazione molto diversa dal semplice pannello di vetro inerte e può addirittura essere più informativa del vecchio comando. Una corona di LED può mostrare immediatamente il valore impostato, cambiare aspetto quando il dispositivo entra in allarme oppure spegnere completamente i controlli non disponibili, mentre un potenziometro meccanico continua a mostrare la stessa posizione anche se in quel momento il software non può accettarne il comando.
La superficie continua cambia anche il prodotto fisico
L'assenza di parti mobili non significa soltanto estetica. Un potenziometro, un selettore rotativo e un pulsante richiedono normalmente aperture, alberi, cappucci, membrane oppure guarnizioni e nel tempo introducono usura, ossidazione dei contatti, gioco meccanico, polvere e possibili vie di ingresso per acqua e detergenti. Un frontale capacitivo può invece essere costituito da una lastra continua che viene pulita come una superficie e che separa completamente la mano dell'utente dall'elettronica.
È un vantaggio particolarmente evidente in cucine, elettrodomestici, apparecchiature medicali non invasive, pannelli industriali, colonnine esterne e chioschi pubblici dove pulizia, umidità e sporco fanno parte della vita normale del prodotto. Microchip dichiara buona tolleranza all'umidità, funzionamento con guanti in condizioni appropriate e immunità al rumore condotto IEC 61000-4-6 a 10 Vrms mantenendo il normale rilevamento del tocco.
Sul materiale frontale c'è però una discrepanza che vale la pena conoscere. La pagina commerciale parla di vetro fino a 10 mm, mentre i datasheet completi dei due dispositivi indicano come riferimento progettuale vetro fino a 6 mm e plastica fino a 3 mm, specificando che il risultato dipende dalle dimensioni del pannello, dagli elettrodi, dalla configurazione e dallo stack-up. Per un progetto reale prenderei quindi come riferimento il dato più conservativo del datasheet e validerei il frontale definitivo con mTouch Studio invece di progettare sulla cifra marketing migliore.
Il vantaggio sulla sicurezza non è soltanto l'assenza di un contatto meccanico
Quando si parla di sicurezza conviene separare almeno tre concetti diversi perché un pannello touch non diventa automaticamente più sicuro di un pulsante meccanico soltanto perché è moderno. Il primo vantaggio riguarda l'affidabilità fisica, perché scompaiono molti guasti dovuti a contatti, molle, ossidazione ed usura; il secondo riguarda la sicurezza funzionale, cioè la capacità del sistema di rilevare alcuni propri malfunzionamenti; il terzo riguarda la sicurezza informatica delle informazioni scambiate fra controller ed host.
Ed è sul secondo e terzo punto che i due MTCH fanno qualcosa che un semplice potenziometro o un interruttore passivo non potrebbero mai fare. I datasheet prevedono diagnostica del pannello touch, test interni configurabili su CPU, memoria, clock, alimentazione, pin e segnali, controlli automatici su altre funzioni interne ed esecuzione dei self-test all'accensione oppure periodicamente durante il funzionamento. Le anomalie possono essere riportate all'host attraverso il protocollo oppure attraverso una linea dedicata, mentre le comunicazioni comprendono numeri di sequenza e controlli CRC che permettono di individuare pacchetti corrotti o fuori sequenza.
Microchip dichiara inoltre i dispositivi ready per supportare progetti IEC/UL 60730 Class B, la classe di sicurezza funzionale utilizzata in molti controlli elettronici degli elettrodomestici per funzioni destinate a prevenire condizioni operative non sicure. Questo NON significa che montando un MTCH3380P un forno diventi automaticamente certificato e non significa che ogni comando touch possa essere considerato safety critical, significa che il controller mette a disposizione caratteristiche diagnostiche e comportamenti che aiutano il progettista a costruire e certificare il sistema completo.
La distinzione è importante soprattutto quando parliamo di arresto di emergenza, apertura di una valvola gas, disconnessione fisica della potenza oppure altre funzioni nelle quali deve esistere una condizione positiva e facilmente verificabile anche durante un guasto elettronico. In quei casi non sostituirei mai automaticamente un dispositivo elettromeccanico certificato con una superficie touch soltanto perché il touch dispone di autodiagnostica. La soluzione corretta può essere una interfaccia capacitiva per il controllo ordinario ed un circuito di sicurezza indipendente, ridondante o meccanico per la funzione realmente critica.
E c'è anche una vera componente di cybersecurity
Questo è un aspetto che in un controller touch può sembrare quasi eccessivo finché non pensiamo a colonnine, sistemi di pagamento, apparecchi industriali oppure prodotti nei quali il pannello di comando è collegato ad un host più complesso. MTCH3380P e MTCH3240P permettono di cifrare parametri di configurazione e messaggi del protocollo OBP con AES-128 in modalità CBC utilizzando una chiave del cliente, possono disabilitare l'output di debug quando la cifratura è attiva e dispongono di un meccanismo di Firmware Authentication.
Quest'ultima funzione non consiste semplicemente nel leggere un numero di versione. L'host può periodicamente mettere il controller in bootloader, chiedergli di produrre hash di blocchi oppure segmenti della memoria e confrontare le firme restituite con i valori attesi per verificare che il firmware applicativo non sia stato alterato. Il datasheet cita esplicitamente l'utilità di questa funzione anche per prodotti che devono affrontare certificazioni PCI.
Naturalmente questo non trasforma il controller in un secure element e non rende sicuro tutto il dispositivo. La cifratura deve essere configurata correttamente, le chiavi devono essere gestite in maniera seria e l'host rimane parte della superficie di attacco. Ma rispetto ad un encoder che chiude due contatti oppure ad un potenziometro che restituisce una tensione abbiamo un sottosistema che può proteggere configurazione, messaggi e integrità del proprio firmware.
Un'altra sicurezza spesso sottovalutata: capire quando il pannello sta sbagliando
Un vecchio comando meccanico può essere rotto senza sapere di esserlo. Il contatto può diventare intermittente, un potenziometro può sviluppare zone rumorose oppure una manopola può slittare sull'albero e sarà normalmente il circuito superiore, oppure l'utente, a doversene accorgere.
Questi controller nascono invece con una logica diagnostica che può rilevare errori di sensore e del pannello, il che permette di costruire una interfaccia che entra in una modalità sicura oppure avverte il sistema host quando ciò che sta leggendo non è più attendibile. È una differenza concettuale molto grande: il comando smette di essere soltanto una sorgente passiva di un valore e diventa un componente che può fornire informazioni anche sulla propria salute.
Questo è particolarmente utile quando il sensore lavora dietro superfici spesse, in presenza di disturbi elettromagnetici oppure in ambienti nei quali umidità e contaminazione possono modificare la capacità misurata. Il sistema non elimina la necessità di una buona progettazione del PCB, ma possiede molte più informazioni per distinguere un dito da una condizione anomala.
Quali funzioni otteniamo che una vecchia regolazione elettromeccanica non può offrire
La differenza più profonda emerge quando il valore letto dal pannello diventa un dato digitale. Una ruota capacitiva può cambiare funzione dinamicamente, uno slider può utilizzare una curva logaritmica invece che lineare, possiamo memorizzare preset, introdurre un blocco bambini, attivare una regolazione soltanto dopo una pressione prolungata oppure richiedere una sequenza specifica prima di rendere disponibile una funzione. Possiamo inoltre far sì che la stessa posizione del dito significhi valori differenti a seconda della modalità del dispositivo e mostrare questa variazione attraverso LED o piccoli indicatori.
Anche la manutenzione cambia. Il software può registrare quanti tocchi vengono rilevati, quando compaiono errori diagnostici, quanto rumore vede il pannello ed eventualmente segnalare una deriva che merita attenzione. Un interruttore meccanico può essere misurato da un sistema esterno, naturalmente, ma non nasce con un protocollo che espone già un proprio stato interno.
Entrambi i controller hanno inoltre modalità di risparmio energetico con passaggio programmabile da Active a Idle ed una modalità nella quale continuano a rilevare la presenza di un tocco a basso consumo per riattivare poi la misura completa. Per dispositivi alimentati a batteria oppure pannelli che restano inattivi per molte ore questa è un'altra possibilità che una rete di comandi passivi, da sola, non gestisce.
Il MTCH3380P mette a disposizione anche cinque GPIO e l'uscita PWM già citata, mentre entrambi dispongono di un'area dati utente da 64 byte. Quest'ultima va però interpretata per ciò che è: il datasheet specifica che quell'area non è protetta da CRC e quindi non la utilizzerei come memoria affidabile per parametri critici o segreti.
MTCH3380P e MTCH3240P, quale scegliere
Il MTCH3380P utilizza un XQFN a 56 pin da 6 × 6 mm e arriva a 38 sensori self capacitance oppure 64 mutual, mentre il MTCH3240P utilizza un XQFN a 38 pin da 4 × 4 mm e si ferma rispettivamente a 24 e 32. Il datasheet del primo permette inoltre di raggruppare i tasti fino a formare otto slider o ruote e quello del secondo fino a sei.
Qui compare un'altra differenza fra documentazione commerciale e datasheet, perché le pagine prodotto sintetiche parlano ancora di un massimo di quattro slider o wheel su entrambi. Dal punto di vista tecnico darei maggiore peso al datasheet, ma se un progetto deve realmente superare quattro elementi chiederei conferma a Microchip sulla specifica combinazione di configurazione e firmware prima di mandare in produzione il PCB.
Per un elettrodomestico con dieci tasti, una ruota e uno slider il MTCH3240P è già abbondante e costa meno, mentre il MTCH3380P ha senso quando il numero degli elettrodi aumenta, quando si sfruttano matrici mutual capacitance più grandi oppure quando servono le funzioni I/O aggiuntive del modello superiore.
Il collegamento al microcontrollore è semplice, il protocollo è meno banale
Entrambi si presentano all'host attraverso I²C con indirizzo fisso a 7 bit 0x3A, supportano 100 kHz, 400 kHz e Fast-mode Plus fino a 1 MHz ed utilizzano la linea CHG come interrupt per segnalare la disponibilità di nuovi messaggi. Dal punto di vista elettrico questo significa che un ESP32 o un STM32 a 3,3 V si collegano senza particolari difficoltà, facendo attenzione alle alimentazioni e soprattutto a non usare pull-up I²C a 5 V.
La parte software utilizza invece un Object-Based Protocol, OBP. Non esiste quindi semplicemente un registro BUTTON1 che leggiamo per scoprire se il pulsante è premuto, ma una Object Table descrive le strutture disponibili e gli eventi vengono identificati attraverso report ID. Questa architettura è più complessa del leggere un GPIO ma permette di trasportare configurazioni, diagnostica, coordinate, messaggi cifrati e tutte le informazioni aggiuntive che rendono questi dispositivi qualcosa di più di un semplice convertitore capacitivo.
Per capire la parte fisica possiamo comunque iniziare con un test C++ banale su ESP32:
cpp
#include <Arduino.h>
#include <Wire.h>
constexpr uint8_t MTCH_ADDR = 0x3A;
void setup() {
Serial.begin(115200);
Wire.begin(21, 22);
Wire.setClock(400000);
Wire.beginTransmission(MTCH_ADDR);
const uint8_t err = Wire.endTransmission();
if (err == 0)
Serial.println("Controller MTCH presente sul bus");
else
Serial.printf("Errore I2C: %u\n", err);
}
void loop() {
delay(1000);
}
Da qui in avanti userei il protocollo ufficiale oppure i driver Microchip invece di inventare offset fissi, perché la configurazione effettiva determina quali oggetti e report ID sono presenti.
Quando il driver ha già trasformato il dato del controller in una posizione normalizzata, invece, la logica applicativa torna semplicissima. Uno slider può diventare direttamente un comando PWM:
cpp
constexpr int LED_PWM_PIN = 19;
void onSliderChanged(uint8_t position) {
ledcWrite(LED_PWM_PIN, position);
}
e la ruota può trasformarsi in un regolatore di temperatura:
cpp
float temperaturaTarget = 20.0f;
void onWheelChanged(uint8_t position) {
temperaturaTarget =
15.0f + (position / 255.0f) * 15.0f;
Serial.printf(
"Temperatura impostata: %.1f C\n",
temperaturaTarget
);
}
Questi esempi mostrano bene dove si sposta la complessità: l'elettronica dedicata risolve il problema di capire DOVE e COME stiamo toccando il pannello, mentre il software dell'applicazione decide COSA significa quel gesto.
Quanto costano davvero il 24 ottobre 2026
Il prezzo ufficiale annunciato da Microchip è molto basso se letto in ottica industriale: MTCH3380P parte da 1,06 dollari e MTCH3240P da 0,80 dollari per ordini da 10.000 pezzi. Sono quindi componenti che in volume costano grossomodo quanto un piccolo dispositivo analogico o un encoder economico, ma ovviamente il costo del chip non è il costo dell'intero pannello perché dobbiamo aggiungere PCB, frontale, illuminazione, host, assemblaggio e progettazione.
Per piccoli quantitativi la situazione è ancora quella tipica di un prodotto appena lanciato. Microchip Direct mostra per il MTCH3240P-MAUR001 un prezzo di 1,16 dollari da 1 a 24 pezzi, 1,06 dollari da 25 a 99 e 0,96 dollari da 100 in su, con stime da 0,88 dollari fra 1.000 e 4.999 e 0,84 dollari da 5.000 pezzi. La variante in tray risultava con 980 unità di stock di fabbrica in arrivo per il 5 novembre 2026, mentre altre configurazioni avevano tempi più lunghi.
Per il MTCH3380P la pagina ufficiale conferma lo stato In Production ed il prezzo di lancio da 1,06 dollari a 10.000 unità, ma al momento della verifica non esponeva in maniera altrettanto chiara un listino eseguibile per pochi pezzi. Una rilevazione indipendente effettuata sul catalogo Microchip Direct nei giorni successivi al lancio indicava circa 1,10 dollari a 5.000 pezzi, ma per questo modello considererei il prezzo effettivo da piccoli quantitativi ancora da verificare al momento dell'ordine.
Microchip indica esplicitamente come canali di acquisto Microchip Direct, la propria rete commerciale e i distributori autorizzati mondiali. Il punto importante per un maker è che la famiglia è formalmente in produzione, ma non è ancora una commodity che troviamo con migliaia di pezzi disponibili in ogni magazzino europeo; nelle verifiche del 24 ottobre i nuovi codici non risultavano ancora indicizzati con prezzi e stock affidabili sui normali cataloghi DigiKey e Mouser, per cui partirei direttamente dalla pagina Microchip e controllerei poi i distributori autorizzati in base al paese.
Le schede di sviluppo sono probabilmente la scelta più sensata
Per sperimentare non comprerei inizialmente il solo chip, soprattutto perché entrambi utilizzano package XQFN da 0,35 mm di passo. Microchip ha preparato EV-MTCH3380P-DEV-PCB ed EV-MTCH3240P-DEV-PCB specificamente per valutazione e sviluppo, con file di progettazione e supporto agli strumenti di tuning. Alla data della verifica le pagine ufficiali erano già pubblicate ma non esponevano un prezzo pubblico sufficientemente stabile da poterlo riportare come listino certo.
La presenza della board è importante anche per un altro motivo: il vero lavoro di un progetto capacitivo non è soltanto far rispondere il chip sull'I²C ma capire come reagisce il sensore attraverso il materiale scelto, quanto rumore raccoglie dal resto della macchina, che cosa succede con il dito bagnato, con un guanto, con la condensa e con l'alimentatore switching acceso. mTouch Studio serve precisamente per osservare e regolare queste grandezze senza dover scrivere da zero tutta la strumentazione.
Il confronto con il vecchio potenziometro non ha un vincitore assoluto
Dopo avere visto tutte queste funzioni sarebbe facile concludere che pulsanti e manopole meccaniche appartengano semplicemente al passato, ma sarebbe una conclusione sbagliata. Una manopola meccanica offre un feedback tattile eccezionale, può essere utilizzata senza guardarla, mantiene una posizione fisica riconoscibile ed in molte applicazioni è più intuitiva proprio perché il suo stato è visibile e percepibile anche a macchina spenta. Un pulsante di emergenza deve inoltre essere riconoscibile, raggiungibile e fisicamente affidabile secondo requisiti che non si risolvono con una bella superficie touch.
Il pannello capacitivo vince quando servono sigillatura, pulizia, assenza di usura, estetica, molte funzioni in poco spazio, regolazioni riconfigurabili, diagnostica e possibilità di integrare feedback luminoso e logiche dinamiche. Il comando elettromeccanico continua a vincere quando feedback tattile, uso alla cieca e indipendenza dall'elettronica sono più importanti della flessibilità.
Ed è proprio questo che rende interessanti MTCH3380P e MTCH3240P. Non cercano di trasformare ogni apparecchio in uno smartphone e non richiedono un display da accendere per regolare una temperatura, ma permettono di mantenere l'immediatezza di un pannello dedicato aggiungendo dietro quella superficie una quantità di intelligenza, diagnostica e sicurezza che un vecchio insieme di interruttori, slider e potenziometri non potrebbe avere.
La differenza si vede bene usando un forno come esempio. Con la vecchia concezione ruoto una manopola e sposto fisicamente un contatto oppure un encoder, con quella nuova tocco una corona che può regolarsi in modo fine, illuminarsi soltanto quando è attiva, impedirmi di selezionare condizioni incompatibili, verificare periodicamente che il proprio sistema di misura non abbia errori, segnalare al processore un guasto e proteggere perfino la propria configurazione da alterazioni. Tutto questo senza avere installato un touchscreen.
Per un maker è una tecnologia molto interessante proprio perché permette di costruire interfacce che sembrano appartenere ad un prodotto industriale moderno senza dover progettare da zero l'intero motore capacitivo, mentre per un produttore il vantaggio può essere ancora maggiore perché il costo del controller in volume rimane vicino al dollaro ed elimina una parte di componentistica meccanica, lavorazioni del pannello e sviluppo firmware specializzato. La vera scelta quindi non è fra vecchio e nuovo, ma fra una regolazione che deve restare fisicamente semplice e una regolazione che può diventare programmabile, diagnosticabile e molto più ricca pur continuando ad avere davanti all'utente soltanto una superficie pulita da toccare.
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